Recensione "L'unica storia" - Julian Barnes

Gaia recensioni 1 commento

TitoloL' unica storia

Autore Julian Barnes

Casa editrice Einaudi

Pagine 248

Data di pubblicazione 2018

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Ognuno di noi ha un'unica storia, afferma J. Barnes: non perchè non ne possediamo altre, semplicemente perchè la nostra vita discerne da quell'unica storia che ci ha segnati (in positivo o negativo) e ha condizionato le nostre scelte. 

La storia che decide di raccontare nel suo libro è una storia d'amore dai tratti molto semplici, quasi banale potremmo affermare, ma caricata dall'attenzione con cui l'autore analizza i sentimenti dell'animo umano e li traspone su carta. 


Estate dei primi anni '60: Paul Roberts è uno studente diciannovenne rientrato per le vacanze nei sobborghi londinesi e, afflitto dalla noia, si iscrive su consiglio della madre al circolo del tennis. 
Durante il suo primo torneo di doppio il caso lo accoppia con Susan Macleod, affascinante 
quarantottenne, moglie e madre di due figlie. Tra i due, come è facile intuire, inizia una relazione scandalosa, ma carica di passione. Sebbene Paul abbia soltanto diciannove anni, prova per la donna l'amore più puro della sua vita.  
A questo punto potrete pensare che si tratti di una tipica storiella estiva dalla durata effimera, ma in realtà non è così. La loro storia d'amore dura per ben dodici anni
Paul, innamoratissimo e capace di follie che tutti i giovani conoscono bene, decide di andare a convivere con Susan. 
La vita non è rose e fiori e questo Paul lo capisce bene: Susan si rivela vittima di un matrimonio violento e sprofonda nell'alcolismo da cui, purtroppo, neanche Paul riesce a salvarla. 
Da giovane ingenuo riscopriamo un Paul adulto, obiettivo e responsabile delle sue azioni e, nel momento in cui la situazione diventa insostenibile, non c'è altra soluzione che restituire Susan alla propria famiglia.  


Questo romanzo è diviso in tre parti, in cui Barnes armeggia con la sua grande capacità narrativa e stilistica, effettuando passaggi dalla prima alla terza persona e cambiando punto di vista.

Nella prima parte a narrare è lo stesso protagonista, che ci cala nel suo animo, nei suoi sentimenti e ci fa vivere la sua storia d'amore con Susan. A mio parere questa è la parte migliore, in cui Barnes analizza con attenzione e veridicità i sentimenti umani, presentandoli al lettore in maniera maestosa. 

Nella seconda parte (la convivenza) Paul inizia a prendere le distanze da sè e assistiamo ad un repentino passaggio dalla prima alla seconda persona, cosa che può spaesare molto il lettore, ma che è sinonimo della volontà di far emergere un punto di vista obiettivo, allontanando i propri sentimenti.  

Le dolorose esperienze vanno crescendo e ci conducono alla terza parte, narrata in terza persona. Qui il narratore personaggio scompare e i fatti ci vengono presentati nella loro realtà oggettiva sottoforma di riflessioni. 
Questa parte l'ho trovata un po' noiosa e poco scorrevole; Barnes gioca molto sulle frasi ad effetto. 

Barnes riesce a scavare a fondo nei personaggi e a restituirci un approfondito esame dell'animo e dei sentimenti umani. 
Ci parla di un amore che sboccia e che poi sfiorisce, sottratto da rabbia, pena, vergogna. 

A mio modesto parere ritengo questo libro nettamente inferiore a "Il senso di una fine" (di cui pubblicherò una recensione in questi giorni). 
Una nota comune tra i due libri è il tempo: il tempo che tutto domina e tutto cambia: cambia i sentimenti, le situazioni, le persone. 

Una storia struggente, che cerca di trovare un equilibrio tra la paura di soffrire e il bisogno di essere amati.

“Che cosa preferireste, amare di più e soffrire di più, o amare di meno e soffrire di meno? Credo che, alla fine, l’unica vera domanda sia questa”.

Commenti

Editrice Impressioni Grafiche

16/07/2019 10:59

Da editore noto con immenso piacere che esistono ancora siti con ottime recensioni come il suo,grazie per l suo lavoro.