Recensione "La luna e sei soldi" - W. Somerset Maugham

Gaia 30/04/2019 recensioni 0 commenti

TitoloLa luna e sei soldi

Autore W. Somerset Maugham

Casa editrice Adelphi

Pagine 240

Data di pubblicazione 2002

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Avete mai provato la sensazione di voler mollare tutto (casa, città, lavoro, abitudini) e fuggire da quella che è la vostra vita per rincorrere un sogno che non avete mai avuto il coraggio di inseguire e dedicarvi solo ad esso, qualsiasi cosa accada?

Avete mai pensato che vivere di stenti, ma facendo quello che vi rende più appagati, possa rappresentare una soluzione migliore?

Beh, se avete risposto di si, il libro di cui vi parlerò oggi fa proprio al caso vostro.

Penso che chiunque, in un determinato momento della sua vita, abbia pensato di mollare tutto e ricominciare da capo. Dico “ricominciare da capo” perché sono le scelte che facciamo che caratterizzano la nostra vita e non basta cancellarne qualcuna per poter avere una nuova vita, bisogna definitivamente chiudere col passato. 

Però, quanti di noi hanno avuto il coraggio di farlo realmente?

Charles Strickland è un banchiere inglese benestante: ha una casa, una famiglia di tutto rispetto, un lavoro prospero e sembra non gli possa mancare nulla; eppure, sulla soglia dei 40 anni abbandona improvvisamente la moglie e i suoi figli e si trasferisce a Parigi.

La moglie cerca a tutti i costi una spiegazione, ma non un’amante, non questioni economiche o giuridiche sembrano averlo spinto a prendere tale decisione. 

La signora Strickland decide così di incaricare un suo amico scrittore (che corrisponde al narratore della vicenda) per scoprire le vere motivazioni del marito. 

Inizia così il viaggio a Parigi, in cui si scopre che Strickland ha abbandonato la sua perfetta vita per dedicare interamente il suo Io alla pittura.

Strickland si mostra ostico, antipatico e cinico; punta alla persecuzione dei propri sogni senza preoccuparsi di nessuno. La sua formazione si divide tra Parigi (che rappresenta la sua parte “acerba”, in cerca della sua perfezione pittorica) e Tahiti (in cui il pittore matura e concepisce la sua opera più suprema).

Strickland è un genio incompreso del post impressionismo, il cui talento sarà riconosciuto soltanto dopo la sua morte. La storia narrata ricorda infatti la vita di Paul Gauguin.

Se siete assidui frequentatori del blog saprete già che io adoro Maugham, ma questo romanzo non mi ha catturata particolarmente.

Innanzitutto l’incipit si presenta un po’ lungo e verboso (parliamo di 18 pagine di introduzione), quando di solito Maugham cattura l’attenzione del lettore già dalla prima pagina. Ho riscontrato anche una minore fluidità nella lettura, dettata dal ritmo moolto lento.

Le descrizioni di Maugham rimangono perfette: i personaggi sono perfettamente caratterizzati nel loro fascino e profondità: l’autore riesce a scavare nei personaggi e a rappresentarli in tutta la loro interezza.

Il tema è quello dell’artista tormentato dal demone della creazione, che aspira alla bellezza assoluta della sua opera.

Strickland ci viene presentato apparentemente come un mostro, dai tratti rozzi, ma se scaviamo anche noi nel suo animo scopriremo che non è come appare.

Maugham mette in luce quelle che sono le debolezze dell’umanità.

Sebbene la prima parte, quella che si svolge a Parigi, possa risultare un po’ statica e noiosa; il trasferimento nell’isola tropicale, invece, vede una prosa più lirica e un coinvolgimento maggiore dei sentimenti del lettore.

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