Esistono al mondo vari modi per innamorarsi: c’è il cosiddetto “colpo di fulmine”, l’ amore che nasce da una profonda amicizia, l’ amore fisico, quello platonico e chi più ne ha più ne metta. L’ amore è cieco, lo sappiamo tutti.
Se ci chiedessero di rappresentare su un foglio la parola “amore”, gran parte di noi disegnerebbe due fidanzatini stretti mano nella mano.
E se vi dicessi che per innamorarsi non c’è bisogno di focalizzarsi su due corpi e che esiste un amore fatto di parole e messaggi inviati a tarda notte? E’ possibile secondo voi innamorarsi di una persona dietro lo schermo di un cellulare?

Tenetevi forte, perchè vi sto per raccontare la storia di Adrian, Lizzie e.. il nostro narratore.

 

Titolo: La nostalgia degli altri

Autrice: Federica Manzon

Casa editrice: Feltrinelli

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Adrian e Lizzie sono i classici “poli opposti“: lei, sicura di sè e piena di fascino, lui timido e maldestro.
In comune hanno il posto di lavoro: entrambi infatti lavorano all’ Acquario, una società di intrattenimento digitale. Il loro incontro avviene proprio qui, nei corridoi della struttura. Non un gesto, un sorriso e neanche una parola, eppure si innamorano.
A questo punto della storia ci dovrebbe essere il classico appuntamento, la cena fuori, il bacio, il matrimonio, i bambini e vissero tutti felici e contenti e invece no. Federica Manzon non vuole rimanere in superficie proponendoci lo stereotipo “young adult”: l’ autrice vuole andare a fondo, immergersi in quel mare che è l’ amore, che è la vita.
Procediamo con la storia.
I due non si frequentano, ma ogni notte si scrivono. Il loro amore si nutre di parole, del tintinnio di un nuovo messaggio e, parola dopo parola assume la forma di una dipendenza.
Lizzie non conosce nulla di Adrian e quest’ ultimo non collabora neanche, omettendo parti importanti della sua vita e inventando false storie.
Ben presto Lizzie si accorge che qualcosa nella biografia di Adrian non quadra e inizia le sue ricerche.
Chi è davvero Adrian? Chi si nasconde dietro lo schermo?

 

 

Penso proprio che a questo punto vi stiate domandando: “E il terzo personaggio? L’ hai dimenticato?” “Perchè costui non ha un nome?”
La storia infatti è narrata proprio da colui che per comodità chiameremo “narratore”, amico di entrambi. Anche se compromesso dal rapporto di amicizia, il narratore è l’ unico che riesce a vedere dall’ esterno la situazione e ad individuare il punto in cui essa inizia a precipitare.
Riguardo i tratti somatici dei protagonisti non sappiamo molto, anzi quasi nulla: è come se per noi fossero dei fantocci. Nel momento in cui ci si nasconde dietro un monitor, dietro lo schermo di un cellulare, l’ aspetto fisico non ricopre più importanza, ad importare sono solo le parole.
Di Adrian conosciamo solo il colore degli occhi, un Blu Klein.. forse non sono gli occhi lo specchio dell’ anima? Ma come facciamo a raggiungere la verità se questi occhi sono nascosti da un filtro luminoso?

La storia narrata da Federica Manzon non è soltanto un mistero a cui trovare spiegazione, non è soltanto una storia d’ amore da leggere spassionati, è molto di più.

Prima di acquistare questo libro che, confesso mi incuriosiva molto, ho dato uno sguardo ad una serie di recensioni. Ho letto di gente che lo ha abbandonato alle prime pagine perchè troppo contorto, altri che l’ hanno definito “amorfo”, “senza capo nè coda” ma, nonostante tutto, queste recensioni non mi hanno fatto cambiare idea.

Chi lo ha definito “contorto” ha ragione, ma è proprio in questo che risiede la maestria dell’ autrice, consapevole di aver costruito un labirinto in cui far perdere i personaggi e i lettori, sapendo esattamente a cosa mirare.
La Manzon stessa la definisce “una storia sul potere delle storie, e la manipolazione, sull’isolamento e la precarietà della salute mentale”.

“La nostalgia degli altri” è come una fiaba: la storia di per sè potrebbe sembrare noiosa, contorta e senza senso, ma sta al lettore, quello attento, coglierne la morale.

Gli occhi sono lo specchio dell’ anima e il corpo il supporto che lo regge: il corpo lo sa e tradisce sempre le sue emozioni.
Chiunque di noi, dietro il suo schermo, può essere ciò che vorrebbe essere ma che non è mai potuto diventare.

I social network sono un teatrino in cui ognuno indossa la rispettiva maschera.

 

 

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Ops, ahahaha

Recensione “La nostalgia degli altri” – Federica Manzon ultima modifica: 2017-06-05T22:44:18+00:00 da Gaia

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