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Ciao a tutti cari lettori! Come state?
Io oggi sono suuuper felice. Il motivo? Ho ricevuto un pacchetto davvero speciale! 🙂

Nei giorni passati son stata poco presente a casa e, di conseguenza, non ho avuto modo di controllare la cassetta della posta. Dunque quando l’ ho aperta, ho trovato un avviso di giacenza di un pacchettino. Presa dalla mia curiosità compulsiva mi son subito recata in posta ma, tra i festeggiamenti della Festa Patronale del mio paese e il weekend, ho dovuto attendere che le poste riaprissero. Che stress. Oggi sono finalmente riuscita a ritirare il pacchettino.
Avevo pensato di registrare un book haul ma, causa curiosità compulsiva, non sono riuscita a trattenermi e mi sono ritrovata ad aprire il pacco come una bimba felice che scarta il suo regalo di Natale.

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Vi starete sicuramente chiedendo di cosa si tratta e chi mi ha inviato questo meraviglioso pacchetto. Vi rispondo subito.
Qualche giorno fa mi ha contattata Vera Ambra, direttrice editoriale di Akkuaria: è una persona estremamente gentile e disponibile e sono stata felicissima nello scoprire che mi ha inviato ben otto libri: quattro raccolte di poesie e quattro romanzi.

Se non conoscete Edizioni Akkuaria, vi consiglio vivamente di fare un salto sul sito.

Akkuaria è un’associazione non profit che dà spazio e voce alla creatività e con la forza dei propri associati sostiene e promuove artisti e autori emergenti; intraprendere iniziative, campagne di sensibilizzazione e molto altro ancora. In particolar modo, promuovendo la poesia, ha realizzato progetti di interscambio culturale con alcune poetesse della ex Jugoslavia, del Perù, della Croazia e con alcuni poeti della Romania e molti italiani residenti all’estero. Nel corso degli anni ha attivato spazi dedicati agli autori contemporanei realizzando dei luoghi fisici di raccolta dei testi presso enti pubblici e fondazioni.

E ora scopriamo insieme i titoli che mi son stati inviati! Non vedo l’ ora di leggerli! 🙂

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copertinaGiusi Sapienza Jouven – I segreti di Giacinta

Il romanzo ha come sfondo una Sicilia piena di colori e di profumi, una società contadina in radicale mutazione e il modernismo abbracciato dagli Italiani nei primi anni del benessere nazionale.
La storia si svolge alla vigilia degli anni ’60 e mette accanto due figure femminili di età diversa alle prese ciascuna con i suoi dilemmi: Chiara, giovane cittadina che, durante le vacanze passate in campagna dai nonni, è diventata amica di una contadina più grande di lei, e la graziosa Giacinta che fa innamorare gli uomini.
Giacinta sposa dapprima un uomo maturo, don Santo, che muore precocemente; dopo, si innamora, ricambiata, di Antonio. Anche un altro uomo, però, Angelo, ama Giacinta e la storia si complica.
Consapevole dei travagli amorosi che sta vivendo la sua amica, Chiara, quando assiste a Cavalleria Rusticana di Mascagni teme che la storia di Giacinta possa finire tragicamente come quella del melodramma: decide allora di venire in aiuto alla sua amica.
Essendo molto vicina alla sua cara Giacinta e interessata a quanto le succede, la giovane protagonista è testimone di vari incontri della contadina con i suoi pretendenti e viene a conoscenza di fatti ignorati dagli altri.
Dunque, quando sopravviene un evento drammatico, come Chiara aveva temuto, è lei con la sua perspicacia, e non la polizia, a trovare il bandolo dell’intricata vicenda.
A questo punto, la giovane protagonista deve rendersi conto dell’ambiguità degli adulti e della loro scarsa capacità a essere fedeli. Chiara si sente raggirata dalla sua amica e delusa dai suoi stessi familiari. Alla fine, però, riesce a voltare pagina e a compiere il passo che suggella il suo ingresso nell’adolescenza.
La visione candida e intelligente allo stesso tempo che Chiara, narratrice degli eventi, ha della realtà produce, lungo tutto il romanzo, un piacevole effetto di straniamento.

 

copertina-1Vera Ambra – Piume baciatemi la guancia ardente 

Il romanzo di Vera Ambra, liberamente ispirato alla vita del Bersagliere Tenente Salvatore Damaggio ha ottenuto il logo ufficiale per il Centenario della Prima Guerra mondiale concesso dalla Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Piume baciatemi la guancia ardente nasce dal desiderio di raccontare e far conoscere alle nuove generazioni, (sempre alla costante ricerca di nuovi eroi, puramente inventati dalla fantasia) coloro che l’appellativo di “eroe” lo hanno conquistato con il loro coraggio sul campo. Far conoscere l’abnegazione e il sacrificio di tutti quei soldati che indistintamente furono protagonisti nelle trincee di tutto il fronte della Prima Guerra Mondiale.
Le gesta e la vita dell’”Eroe del Pasubio”, come lo appellò la gente di quelle contrade, vengono ricostruite e raccontate attraverso un viaggio nella sua anima. Un’introspezione dunque che affronta le vicissitudini e le dure prove di un soldato, anzi di un bersagliere mitragliere.

“Piume baciatemi la guancia ardente”, un verso di una canzone dei Bersaglieri, è il fil rouge che accompagna il protagonista nel suo crescere e lo conduce poi sui campi di battaglia. Un eroe che ha sempre chiaro in testa l’obbligo del dovere verso la Patria e innanzitutto l’obbligo del dovere verso l’Arma che rappresenta.
Salvatore Damaggio in giovanissima età prese a modello la figura del bersagliere e la idealizzò a tal punto da farne la propria bandiera.
Gli ideali di Patria, del dovere, della parola data, del sacrificio, indotte dalle letture di Giuseppe Mazzini, contribuirono a dargli una solidissima base su cui poi costruirà il suo “credo”, facendolo diventare la persona che poi è diventata; un uomo fiero, nobile, grande, generoso, altruista, coraggioso, ma anche un uomo alle prese con le proprie fragilità umane.
Come un attore che calca la scena, l’autrice ha interpretato lo stato d’animo di un uomo che quindici anni dopo la fine del conflitto affronta un viaggio di ritorno sui luoghi della battaglia per ritirare un’onorificenza. Il romanzo affronta anche un’ampia panoramica su quelle che sono state le cause del conflitto e della sua risoluzione e ripercorre, soprattutto dal punto di vista psicologico, l’esperienza di questo soldato vissuta nel dopo guerra. Lasciata la vita militare si dedica con lo stesso attaccamento allo studio della medicina, specializzandosi infine nel campo della pneumotisiologia, e infine dirigendo il Sanatorio di Ascoli Piceno.

copertina-2Stefano Duranti Poccetti – Storie del Santo Maledetto

Un romanzo agile, conciso, lineare, quasi naif per stile e contenuti. Per protagonista un semidio fin troppo umano. È il Santo Maledetto. Simile ad un Herren nietzschiano, egli vale in valore assoluto e non in riferimento a qualcuno o qualcosa di estrinseco alla propria Natura. Egli non è un personaggio “reattivo”, agisce e pensa in modo diretto, non mediato. Egli è terribile come il Dio biblico e dolce come il Cristo evangelico, è un folle, ma la sua lucidità è affilata come un rasoio, e come un rasoio può carezzare o ferire.
La struttura del romanzo attraverso cui il Santo Maledetto si muove, pensa, agisce, manifesta la propria Natura tiranna, è semplice e rasciugata. Una partitura, quella della trama, melan
conica e gioiosa, satura e rarefatta, santa e maledetta come il protagonista: là dove la penna indugia per un verso non compiaciuto sulle azioni più abiette e quelle più virtuose ed eroiche, nella stessa calibrata misura; rivelando così una natura doppia, come doppio è il protagonista. Ma perché immaginare un semidio? Credo che l’Autore volesse descrivere un animo e un’indole, un carattere psicologico, che non conoscono mezze misure; il Santo Maledetto semplicemente eccelle – nel Bene e nel Male, e più le sue caratteristiche vengono in luce, però, meno metafisica si fa la narrazione… Potremmo dire che il Santo Maledetto non conosce la mediocrità, ma potremmo anche suggerire che disconosce persino il valore di un’ipotetica “Aurea Mediocritas” oraziana, quindi una sorta di giusto mezzo. Questo eroe è fin troppo un antieroe, ma non sulla scala dei molti antieroi della letteratura del Novecento; egli può nascere, vivere e manifestare se stesso, esperire, distruggere e amare, costruire e decostruire nella penna dell’Autore, solo a patto che i tempi siano coevi alla crudezza e all’arbitraria violenza dei nostri Giorni, alla loro sistematica irriducibilità ad apparati di interpretazione assiomatici o discreti. Pervasiva e impalpabile come un gas, infatti, è nel romanzo, la presenza della nostra Epoca, e quando il Santo Maledetto agisce egli ne è l’emblema e il rifiuto al medesimo tempo. Fin troppo umano, come detto, è questo personaggio che si eleva alle vette ispirate e aeree della Bellezza e dell’Amore, e del pari sprofonda, negli abissi infernali della distruzione, del tormento e della violenza. Si può cercare di estetizzarla, la violenza – così come si usa fare in tanta Arte e Letteratura di questi Tempi – ma non è la strada che percorre l’Autore de “Il Santo Maledetto”; e il suo alter ego cartaceo è violento ma anche fragile, la cifra del suo Spirito sono gli ossimori, intellettivi e affettivi; e quando compie atti violenti vorrebbe invece essere mite e temperante, e quando lo è, vorrebbe ancora essere altro e altro da sé. Egli è prigioniero di una sorgiva, spontanea, non mediata, mancanza di un utile nell’agire. Egli non è un superuomo, né il suo contrario, egli è nella contraddizione che caratterizza la natura umana e la rende vulnerabile e aliena, nella propria essenza, a interpretazioni e sentimenti narcisistici che si rifiutino di accettarla in ciò che la rende fragile e fallace.
Ma cosa vuole, cosa desidera questo personaggio etero
clito? Questo forse non è dato dirlo né evincerlo, ma potremmo dire che non conta tanto cosa ma come desidera; non importa tanto quali siano i fini precisi del suo agire, quanto come agisce. Si dice che la perfezione non esista, e si può dare misure discrete al perimetro di un triangolo astrattamente immaginato, ma non si può misurare con precisione scientificamente esatta una superficie reale; cosicché, vorremmo dire, all’uomo non è dato approssimarsi a un ideale, ad uno stile di vita, se non in maniera asintotica. Questo presuppone di rovesciare il concetto machiavellico del Fine, in una logica che pone il Mezzo al di sopra di esso, arrivando ad avere il coraggio di dire che ogni Fine è frutto di un’astrazione e ci si può solo avvicinare ad esso, piuttosto che inverarlo ipso facto; e aggiungere che il Mezzo è proprio quello che giustifica il Fine. Così, in questa parabola che è la narrazione delle picaresche avventure del “Santo Maledetto”, si evincono le scelte modali, il loro valore iperbolico, quasi trascendentale, piuttosto che le intenzioni che sono loro pregresse. Il Santo Maledetto è una metafora e un modello della nostra contemporaneità?

 

copertina-3Guida Teresa – Dormono tutti tranne me

A chi non è capitato almeno una volta di essere talmente stanchi da non riuscire a prendere sonno? Licia è una donna forte e fragile allo stesso tempo, concreta e sognatrice, distratta e riflessiva che ha perso il sonno da un bel pezzo per i più disparati motivi. I figli e i loro incubi, il lavoro e le energie mentali e affettive spese in esso e la burrascosa ma avvincente vita sentimentale della protagonista danno vita a una storia nella quale il passato e il presente si intrecciano continuamente. Nella narrazione in prima persona della protagonista, tutto ritorna “prepotentemente a galla” in una notte, l’ennesima in cui Licia non riesce a dormire ma la vicinanza fisica e morale di un’altra donna stavolta le sarà di aiuto per riuscire a spiegarsi e, forse, salvarsi.

 

Gabriella Rossitto – Ulisse sono io

“Il più difficile è vedere di che si tratta” scrive Valéry (Monsieur Teste) e ciò si adatta perfettamente alla scrittura di G. che non è di immediata decodificazione, sostanziata com’è da un non detto sottostante la linearità dell’enunciato.
Tema esterno della silloge è il nostos di Ulisse, ricostruito attraverso le esperienze sofferte delle donne incontrate dall’eroe: fin dai primi versi però si avverte la prevalenza della sfera affettiva, oscillante tra desiderio e rimpianto, su quella narrativa.
Per G. scrivere è cercare la propria metafora, che si attua attraverso un sistema di personaggi, che altro non sono che il traslato di se stessa.
I protagonisti del testo, persa la loro classicità (da qui la richiesta di perdono a Omero!), sono transitati nel vissuto quotidiano dell’autrice, che li ha trasformati nel suo doppio, in un continuo rincorrersi, in cui ognuno vuole affermare la propria unicità, ma poi si ritrova a non avere più consistenza, se non nella dimensione altra in cui l’autrice lo ha voluto ingabbiare.
Calipso, Circe, Penelope e lo stesso Ulisse, sospesi come in un crinale di evanescenza psicologico-esistenziale, sono diventati epi-fania della condizione moderna che vive straniata tra realtà e desiderio di superamento della miserevole banalità in cui l’uomo è incastrato.
In un contesto storico e umano deludente, la scrittura diventa allora il punto di fuga eroica, l’unica sehnsucht capace di offrire salvezza e prospettive di vita:

Esisti solo
nelle mie parole
e sei reale
solo nel ricordo.
In questa silloge, inoltre, l’autrice sperimenta l’uso di parole composte, in scarto significativo con la lingua grammaticale e poetica. I composti “maniamanti, mezzolimbo, cerchiodesiderio, carneamante” risultano certo molto più suggestivi e semanticamente più ricchi delle loro corrispettive espressioni linguistiche.
I versi, quasi sempre, presentano una forte suggestione, emblematica e segreta, con un Ulisse che fa da controcanto a tutti gli altri personaggi, che vivono in uno streben destinato al fallimento e svuotato dalla consa-pevolezza di ciò che sarà, ribadita dal coro delle donne di tutto il mondo che riconfermano quella risposta ultima che essi portavano già pietrificata dentro di loro .
L’impianto generale del testo testimonia la formazione culturale classica di G., arricchita e vivificata dalla conoscenza delle letterature moderne: tra questi due mondi non c’è però iato e questo grazie alla bravura stilistica, alla sensibilità umana e alla finezza intellettuale dell’autrice.
“Sicuri, come il fiore vive di luce, così vivono della loro bella immagine, paghi, sognando e felici, e di null’altro ricchi, i poeti” (Hölderlin).

prof. Rita Specchiale

 

Antonio Ragone – Canti dall’esilio

La Poesia è ricerca, è scardinare le certezze, è intromettersi nei meandri più nascosti dell’essenza, è partecipazione all’uni
versalità delle cose, la Poesia è soprattutto un segreto carpito e svelato al mondo con l’inquietudine di non sentirsi in grado di spiegarlo fino in fondo. Resta sempre quella sensazione, che Ungaretti chiama “inesprimibile nulla” che spinge ancora l’animo del poeta a non smettere mai di cercare, perché sa, e perché riesce a vedere oltre per risolvere il “quid” che altri, abbagliati dal nulla, non riescono nemmeno a percepire. È un continuo rincorrersi, come solo si può rincorrere senza stancarsi mai, l’amante. Perché la Poesia è la più appagante delle amanti.
La nostra vita è Ombra, abbiamo bisogno di Luce che ci indichi il percorso sempre imprevedibile e doloroso. C’è bisogno del senso del vento che ci passa tra i capelli e ci sconvolge senza farci male. Sì, può essere la nostra bussola naturale che ci guidi verso nuovi lidi più puliti che ancora non siamo riusciti a sporcare. La nostra bussola è solo “impazzita”, come quella di Montale che non sa più indicarci quale sia la via da seguire, e seppur ci affidiamo al calcolo dei dadi, questo “più non torna”. E mi sento perduto quando guardo il mare e ad esso accosto questa inconsistenza dell’uomo, incapace di regolare almeno un poco i ritmi sociali del tempo. L’umanità si sta imprigionando in un mondo ambiguo, insolvente in ogni contesto, con l’evidente segno d’un atroce fallimento, lasciando solo aleatorie opzioni di sopravvivenza. Sì, ascolto questo canto simile a lamento del mare quando s’infrange onda dopo onda in un alternarsi di emozioni. Le emozioni, quelle vere, non è semplice trasmetterle se non con la poesia, la cui voce è l’anima intricata e misteriosa, il suo luogo d’ascolto è il silenzio dove, profondo, s’avverte la presenza di elementi spirituali e culturali lasciati sospesi in un percorso umano che si chiama tempo.

Mario Antonio Cernigliaro – Domani è un altro sole

Come può nell’uomo albergare una così incredibile quantità di emozioni, sentimenti, pulsioni, spesso tra loro contrastanti, è un mistero che l’anima custodisce gelosamente e che la fede e la psicanalisi, maldestramente, si contendono voler chiarire nei soli momenti di crisi.
Il signor Möbius è un uomo normale1, conduce una vita normale, ha una moglie innamorata e normalmente stressata, dei figli che lo adorano, quattro per l’esattezza, che di questi tempi non è proprio normale, un lavoro da dipendente che conduce indipendentemente da tutto e da tutti, come per altro normalmente avviene in ogni amministrazione pubblica.
Una sera da solo in casa, per tutta una serie di vicissitudini che preferisco al momento omettere, il signor Möbius, passando davanti ad uno specchio, e fermatosi di colpo, guardò con attenzione la figura riflessa e non senza un certo imbarazzo esclamò “E tu… cu minchia sì? (introspezione regionalista)”, ne seguì un vuoto e interminabile silenzio.
Quel momento ha segnato l’inizio della fine, da allora niente è più stato normale, e il signor Möbius piombò in un abisso infinito in cui ancora oggi risulta disperso.

 

Calogero Restivo – Dal mare che non c’è

Il paese, l’infanzia, il poetare, i ricordi, i primi amori, i sogni di sempre, cantati, decantati, perdono ogni aura consolatoria, se mai l’avevano avuta, anche perché le difficoltà della vita hanno smorzato e disatteso ogni incanto della memoria. Accanto a questo intendimento si è propensi a ipotizzare anche una variazione di temi, argomenti, contenuti, proiettando lo sguardo oltre i familiari orizzonti del paese, dell’infanzia, della memoria, del mare: né terra né mare ma cielo: sciolto da ogni concreto legame spazio-temporale. In alcuni componimenti si coglie un senso panico, borgesiano, di immedesimazione, anzi, di identificazione con la natura: essere foglia, essere zolla, essere vento.

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Questo è tutto cari lettori. Non vedo l’ ora di iniziarne la lettura! E voi, ne avete letto qualcuno?

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Baci,

Blend

 

 

C’è posta per me! | Quando la felicità è racchiusa in un pacchetto. ultima modifica: 2016-09-13T18:36:50+00:00 da Gaia

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